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E non chiamatemi (più) Cannibale

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“Talvolta la tua pupilla è abulica, alzi appena lo sguardo dalla strada, forse è l’effetto della fatica, un veleno che si insinua dentro tutto l’organismo. Non sappiamo cosa pensi e se pensi mentre pedali. Allarghi gli avambracci, specie in salita, non sei un airone, piuttosto un’aquila robusta che cerca un punto d’appoggio per volare più in alto”.
Ha vinto quasi tutto, oltre 500 corse. E’ stato il più forte ciclista della storia. Stando ai numeri ma anche secondo le testimonianze di chi ci ha corso assieme. Ma ha sempre patito il confronto con Fausto Coppi, il Campionissimo per eccellenza. Questo libro racconta, nella forma della biografia romanzata, l’ambizione talvolta patologica di un uomo che ha voluto sempre vincere, fino alle ultime pedalate della sua carriera.Racconta, in qualche modo, il ciclismo degli anni Settanta popolato da personaggi indimenticabili che gli sono stati a fianco di palmer, spesso dietro e a volte lo hanno persino superato. E’ il ciclismo degli anni d’oro, non più epico come quello di Coppi e Bartali, però moderno, al passo con i tempi, capace di regalare emozioni, colpi di scena, riproponendo sfide e contrapposizioni che sono poi il sale di questo sport.
Il ciclismo vissuto, praticato, sofferto ed esaltante degli anni di Eddy è stato come un romanzo. E questo testo lo si può leggere quasi come un romanzo di formazione. Il ciclismo come battaglia campale, con eroi, protagonisti di giornata, sconfitti, uomini doloranti, lacrime ed esaltazioni. Grandi duelli e rivincite sull’avversario. L’autore, attingendo ampiamente alla cronaca, ha raccolto le interviste a Felice Gimondi, Vittorio Adorni e Gianni Motta, campioni indimenticabili e testimoni oculari delle gesta del corridore belga. Chiudono il libro, le parole dello stesso Merckx.
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Perseverare e umano

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La resilienza è la capacità di resistere allo stress, di superare gli ostacoli e di rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi. E questo avviene non solo nel campo delle sfide individuali, ma anche in presenza di dinamiche di gruppo, i team ad alte prestazioni, quelli capaci di lavorare e raggiungere gli obiettivi sotto stress, hanno indubbiamente bisogno di una buona dose di resilienza al loro interno. Anche nel suo nuovo libro, Trabucchi usa lo sport come metafora della vita e come modello cui ispirarsi per individuare una metodologia, basata su strumenti pratici e concettuali, tesa a migliorare la resilienza nei gruppi. Ed è un modello che si può facilmente replicare in altri ambiti: nella scuola, nel mondo del lavoro, nella vita di tutti i giorni.
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Il corridore

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All’inizio di questo racconto c’è un uomo che si guarda allo specchio e si chiede: “Sono davvero io quel vecchio lì?” Il suo corpo non nasconde affatto il peso dei suoi sessantatré anni. Nessuno direbbe mai che ha la stoffa del campione. E non in uno sport qualunque, ma nell’ultra trail, una disciplina estrema che significa decine, centinaia di chilometri di corsa sui terreni e nei climi più impervi, sulle Alpi o nei deserti. Marco Olmo è stato boscaiolo e camionista, infine operaio per ventun anni in una grande cementeria della provincia piemontese. Poi, all’improvviso, è iniziata la sua straordinaria avventura di corridore. Apparentemente un po’ tardi per la sua età. Ma Olmo viene dal “mondo dei vinti”, dal mondo delle montagne sconfitto dalla civiltà industriale. La sua traiettoria è ben di più di un eccezionale exploit sportivo, è un’occasione unica di riscatto, una vittoria profondamente umana. E da lì che il corridore distilla, misura lentamente la sua forza. Marco Olmo si guarda allo specchio, si conta le rughe. “Quel vecchio lì”, magro e capace di sopportare fatiche immani, non ha intenzione di fermarsi, e già immagina la prossima gara. “Conosco il mio corpo, e so dove mi può portare. Lontano”.
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