Archivio | 18 febbraio 2013

Ho il cancro e non ho l’abito adatto

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Lei è una donna di quarantacinque anni, portati niente male. Vita normale, marito, due figli, un lavoro nella pubblica amministrazione. Lui è un “bastardo” carcinoma infiltrante. Al colon. Lei lo scopre un giorno d’estate che sembra uguale a tanti altri e che invece è l’inizio di un viaggio che nessuno vorrebbe mai fare ma se ti capita allora è meglio affrontarlo come la protagonista di questa storia: con ironia, con uno sguardo dissacrante, con una incrollabile voglia di vivere. Questo è il diario di un’estate insolita e di una malattia raccontata con una capacità decisamente fuori dal comune di coglierne gli aspetti tragici e comici: le crude descrizioni delle terapie e le parole inadatte degli altri, gli imbarazzi dei colleghi e il legame con i medici, le amicizie perse e quelle trovate, la banalità del quotidiano – come i vestiti che non ti vanno più – e le paure. Dolce e amara, commovente e divertente è la storia vera di una donna che ha sconfitto il cancro senza rinunciare a essere sempre, in ogni momento, se stessa.
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Disonora il giusto

Itinerari

Qualche anno dopo il matrimonio, Muccioli, mentre moglie e figli continuano a risiedere a Rimini, si trasferisce in un piccolo podere nel comune di Coriano donatogli dalla famiglia della moglie per potersi dedicare più a fondo all’allevamento di pregiate razze canine e all’agricoltura. La via di accesso a questo podere si chiama San Patrignano, da cui alla fine degli anni ’70 prenderà il nome la comunità terapeutica destinata a diventare in seguito la più grande d’Europa. Nella prima metà degli anni ’70, nello stesso luogo, Muccioli si era interessato insieme ad alcuni amici alla parapsicologia e allo spiritismo, creando il gruppo del “Cenacolo” (nel quale lo stesso Muccioli ricopriva il ruolo di medium), dedito all’assistenza dei malati e alla medicina naturale. Il gruppo si avvicina così direttamente alle problematiche del disagio e dell’emarginazione e alcuni suoi membri collaboreranno con Muccioli alla creazione di San Patrignano.

Nell’Italia degli anni ’70 questo voleva dire soprattutto tossicodipendenza, un problema di fronte al quale non esistevano all’epoca risposte concrete ed efficaci. Nel novembre del 1978 nella casa di campagna di Muccioli entra quella che sarà la prima ospite della comunità, una giovane tossicodipendente trentina, figlia di amici di famiglia. Nel giro di poco tempo vengono accolti molti ragazzi che chiedono aiuto. Il 31 ottobre dello stesso anno, quando il numero degli ospiti è arrivato ormai a trenta, viene costituita la cooperativa di San Patrignano che ha come suo obiettivo principale fornire assistenza gratuita ai tossicodipendenti ed agli emarginati.[Da novembre al 31 ottobre?!…]

Vincenzo Muccioli nasce a Rimini il 6 gennaio 1934 da famiglia benestante. Primo di due figli — il secondo, Pier Andrea, è un geologo —, interrotti gli studi comincia a lavorare con il padre che gestisce un’agenzia di assicurazioni. Sin da ragazzo coltiva la passione per gli animali e per l’agricoltura. Nel 1962 sposa la coetanea Maria Antonietta Cappelli, figlia di agiati albergatori per i quali lo stesso Muccioli lavorerà. Dal matrimonio con Antonietta, Vincenzo ha avuto due figli: Andrea Maria e Giacomo Maria

Nel 1985 Muccioli ed i familiari rinunciano parzialmente alle loro proprietà ed ai diritti ereditari, donandoli alla Fondazione San Patrignano costituita quell’anno. Da quel giorno, la comunità, per espressa scelta di Vincenzo Muccioli, appartiene a tutti coloro che vi operano e vivono o che ad essa si rivolgono in cerca di sostegno e di aiuto. L’operato del fondatore della comunità è sempre stato ispirato ai princìpi e valori che facevano parte della sua formazione culturale ed umana, come il rispetto per la vita e la dignità dell’uomo. Non a caso il modello di riferimento attorno a cui è cresciuta e si è sviluppata la comunità è stato quello della famiglia, di un luogo cioè dove la qualità del rapporto e delle relazioni fra le persone riproducesse la profondità e l’intensità di un vero nucleo familiare.

Noi , i ragazzi dello zoo di Berlino

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Berlino, anni Settanta, quartiere dormitorio di Gropiusstadt. Christiane F. ha dodici anni, un padre violento e una madre spesso fuori casa. Inizia a fumare hashish e a prendere Lsd, efedrina e mandrax. A quattordici anni per la prima volta si fa di eroina e comincia a prostituirsi. E l’inizio di una discesa nel gorgo della droga da cui risalirà faticosamente dopo due anni. La sua storia, raccontata ai due giornalisti del settimanale “Stern” Kai Hermann e Horst Rieck, è diventata un caso esemplare, una denuncia dell’indifferenza della nostra società verso un dramma sempre attuale. Una testimonianza cruda, la fotografia di un’epoca.
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Puoi correre , Rocco

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Racconta la storia di un bambino emofilico che , all’età di 10 anni contrae il virus dell’AIDS a causa di una trasfusione con plasma infetto .Rocco muore , dopo lunghe sofferenze al Gaslini di Genova nel 1987

La giustizia per Rocco è di non permettere che le cose tornino a posto :questo è il compito della memoria . Quelli che vogliono avere memoria sono gli unici che possono prendere in mano le cose ed i fatti per farli divenire sguardo , coscienza , cammino , diritto.

 

E non chiamatemi (più) Cannibale

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“Talvolta la tua pupilla è abulica, alzi appena lo sguardo dalla strada, forse è l’effetto della fatica, un veleno che si insinua dentro tutto l’organismo. Non sappiamo cosa pensi e se pensi mentre pedali. Allarghi gli avambracci, specie in salita, non sei un airone, piuttosto un’aquila robusta che cerca un punto d’appoggio per volare più in alto”.
Ha vinto quasi tutto, oltre 500 corse. E’ stato il più forte ciclista della storia. Stando ai numeri ma anche secondo le testimonianze di chi ci ha corso assieme. Ma ha sempre patito il confronto con Fausto Coppi, il Campionissimo per eccellenza. Questo libro racconta, nella forma della biografia romanzata, l’ambizione talvolta patologica di un uomo che ha voluto sempre vincere, fino alle ultime pedalate della sua carriera.Racconta, in qualche modo, il ciclismo degli anni Settanta popolato da personaggi indimenticabili che gli sono stati a fianco di palmer, spesso dietro e a volte lo hanno persino superato. E’ il ciclismo degli anni d’oro, non più epico come quello di Coppi e Bartali, però moderno, al passo con i tempi, capace di regalare emozioni, colpi di scena, riproponendo sfide e contrapposizioni che sono poi il sale di questo sport.
Il ciclismo vissuto, praticato, sofferto ed esaltante degli anni di Eddy è stato come un romanzo. E questo testo lo si può leggere quasi come un romanzo di formazione. Il ciclismo come battaglia campale, con eroi, protagonisti di giornata, sconfitti, uomini doloranti, lacrime ed esaltazioni. Grandi duelli e rivincite sull’avversario. L’autore, attingendo ampiamente alla cronaca, ha raccolto le interviste a Felice Gimondi, Vittorio Adorni e Gianni Motta, campioni indimenticabili e testimoni oculari delle gesta del corridore belga. Chiudono il libro, le parole dello stesso Merckx.
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Pecoranera

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Ha solo vent’anni Devis, quando in lui scocca la scintilla: vivere altrimenti è possibile. All’inizio è solo un sentimento, un’aspirazione, che a poco a poco si trasforma in concreto progetto di vita. Inizia cosi la sua avventura: da un piccolo orto senza aver mai visto prima una pianta di pomodoro, coltivando patate e cereali per ritrovare un contatto più immediato con la natura e realizzare una prima, rudimentale forma di autosufficienza alimentare, accompagnata da uno stile di vita semplice ed ecosostenibile. Passa un pò di tempo e a chi prevede che presto si stancherà di tutto ciò risponde con un atto irrevocabile: a 23 anni si licenzia dall’impiego come tecnico informatico e si trasferisce in una casetta di legno per dedicarsi a tempo pieno a quella che battezza “vita frugale”. Sono gli anni della crociata solitaria, caratterizzati da avventure e disavventure di ogni tipo, da episodi epici e tragicomici. Sono gli anni in cui nasce e matura un rapporto simbiotico con la natura e i suoi elementi. E proprio quando le forze sembrano esaurirsi e l’entusiasmo delle prime stagioni vacilla, in Devis matura la convinzione che non potrà proseguire oltre senza condividere con altri il suo cammino.
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Mani miracolose

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Storia di un’uomo straordinario , Ben Carson , un ragazzino nato nei sobborghi di Detroit con una scarsa istruzione e poche motivazioni, che a 33 anni diventa primario di neurochirurgia pediatrica alla prestigiosa clinica Universitaria John Hopkins di Baltimora.
Mani miracolose rivela un uomo colmo di umiltà,compassione coraggio e sensibilità , un modello per i giovani e per chiunque necessiti di incoraggiamentoper tentare ciò che apparentemente sembra impossibile e per eccellere in qualsiasi campo.
Il Dr.Carson descrive il ruolo chiave che il buonsenso trasmessogli da sua madre poco istruita ,ma intelligente e determinata , ha giocato in questa metamorfosi che lo ha trasformato da giovane demotivato del ghetto a uno dei più rispettati neurochirurghi del mondo.

Ve lo avevo detto

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“A questo punto non avevo scelta. O rassegnarmi a diventare il megafono di Berlusconi. O andarmene. Me ne vado.” Questo scriveva Indro Montanelli nel suo ultimo articolo per “il Giornale”. Così, nel gennaio 1994, l’uomo che vent’anni prima aveva fondato quella testata lasciò la poltrona da direttore per imbarcarsi nella sua ultima grande battaglia: quella contro una destra nella quale non si riconosceva e che, a suo parere, era il nemico numero uno di chiunque avesse a cuore la libertà d’espressione. Questo libro raccoglie per la prima volta in modo organico gli interventi più accesi degli ultimi anni d’attività di Montanelli: editoriali, risposte ai lettori e articoli sferzanti che oggi suonano come una profezia della cronaca dei nostri giorni. Basta leggere cosa scriveva nel 1998, quando, preoccupato che il caso Berlusconi paralizzasse il Paese, proponeva un referendum con questa formula: “Volete voi l’abrogazione dei reati in base ai quali è stato condannato l’on. Silvio Berlusconi?” perché tutti ne intendessero subito il significato. O ancora quando metteva impietosamente alla berlina i difetti del Cavaliere: bugiardo congenito, con un’innata tendenza al vittimismo, circondato da un drappello di parassiti servili, eccessivo, ignorante, volgare. La metastasi del berlusconismo oggi è più evidente di allora e, anche se Indro non c’è più da dieci anni, questo suo lungimirante atto d’accusa delinea il ritratto impietoso dell’Italia dei nostri giorni, un Paese che Montanelli non ha fatto in tempo a vedere, ma che si era perfettamente immaginato.
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